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Amedeo Biavati - al Bologna dal 1935 al 1948 - 'Il Passo doppio'

Cartolina edita da Gazzetta dello Sport nel 1939/40 e Fotografia di agenzia stampa (Argo - Milano)con Biavati che insidia la nazionale tedesca allo stadio San Siro alla fine degli anni '30. Nato a Bologna nel 1915, Amedeo Biavati ha giocato 258 partite ne Cartolina edita da Gazzetta dello Sport nel 1939 e Fotografia di agenzia stampa (Argo - Milano)con Biavati che insidia la nazionale tedesca allo stadio San Siro alla fine degli anni '30.
Nato a Bologna il 4 aprile 1915, cresciuto nella società, prestato al Catania per la stagione 1934/35, ritornava al Bologna nel 1935-36, rimanendovi fino al 1947-48.
Ha collezionato 258 presenze nel Bologna, comprese quelle del Campionato di guerra 1944, realizzando un bottino di 70 reti. Esordì in rossoblu nel Campionato 1932-33 nella gara interna contro il Casale, gara terminata vittoriosamente per 7-0; due dei sette gol furono realizzati proprio da Medeo.
Campione del Mondo con la Nazionale in Francia, ai mondiali del 38, dove esordì 12 giugno nei quarti, proprio contro i padroni di casa battuti per 3-1. Quella gara fu disputata dagli italiani con la maglia nera e il ventitreenne bolognese (già stempiato) fu impiegato da Pozzo al posto di Pasinati. In quel torneo Biavati non uscirà più di squadra e l'Italia divenne, per la seconda volta , Campione del Mondo. Piola artefice della vittoria azzurra giudicava i cross di Amedeo delle vere e proprie pennellate. Biavati giocò, in Nazionale, complessivamente 18 incontri realizzando ben 8 reti; risultò imbattuto fino all'incontro d'addio contro l'Austria.
Con il Bologna vinse 3 scudetti, partecipando solo come riserva a quello vinto nella stagione 35-36.
Biavati con la maglia della Nazionale
Amedeo Biavati è da considerare la miglior ala destra della storia del Bologna, inventore del famoso "passo-doppio", gesto tecnico difficile da descrivere, una sorta di finta con la quale Medeo lasciava fermo il suo terzino marcatore. Si trattava di cambiare velocità, con il pallone che rimaneva fra i piedi, mentre una gamba lo superava senza calciarlo, l'altra lo colpiva recuperandolo allo scopo, sempre lo stesso, di andare verso il fondo campo per realizzare cross perfetti per Reguzzoni o per i colpi di testa infallibili di Puricelli.
Sansone Biavati, tuttavia, era abilissimo anche nel dribbling, per puntare direttamente a rete e segnare da par suo, con gran tiro. E dire che il bolognese stempiato era dotato di piedi piatti ed era obbligato, addirittura, a calzare dei plantari.
Il Bologna "che tremare il mondo fa" lo vide al fianco di Fedullo, Sansone, Maini, Reguzzoni in un attacco difficilmente imitabile.
Piccolo di statura, veloce, era nato come mezzala, ruolo con il quale debuttò sostituendo Sansone; realizzò ben 4 gol nelle sue prime due gare, non male come debutto per un diciottenne. Fu il tecnico Weisz, a dire il vero con un po di ritardo, a spostarlo all'ala, sfruttando un infortunio di Maini durante un'amichevole con la Fiorentina - stagione 36/37.
Nessuno avrebbe mai immaginato che da quell'occasionale rimpiazzo sarebbe uscito il futuro campione del mondo, sicuramente la più grande ala destra espressa dal nostro calcio.
Biavati realizzò il suo gol più bello in un incontro, nel maggio 1939, contro l'Inghilterra a Milano, considerato una sorta di gara del secolo, come lo erano tutte le partite contro gli inglesi; Medeo, dopo aver ubriacato di finte e passi-doppi il famoso terzino inglese Hapgood, calciò il pallone in fondo alla rete difesa dal portiere Woodley.
L'Italia era la squadra campione del mondo e l'Inghilterra ancora non partecipava, per sua decisione, ai campionati del Mondo, considerandosi superiore a tutti. Quel gol fece davvero sensazione all'epoca.
Purtroppo la guerra interruppe, in parte, la grande carriera di Biavati, che anche in seguito riservò momenti magici, seppure in un Bologna in declino, ridimensionato nei quadri e nei risultati.
Sansone in azione Giocò fino a 33 anni, concludendo la sua stagione agonistica, in rossoblu, nel campionato 1947/48. L'ultima sua partita fu giocata a Genova, il 4 luglio e fu sconfitta pesante per i bolognesi, 7-2, ma Biavati il suo gol lo fece, a salutare oltre la bandiera anche una maglia che con lui dovrà considerarsi sempre in debito.
Poi vennero i problemi del dopo, con pellegrinaggi lungo l'Italia come giocatore-allenatore, fin sulla soglia dei 40 anni, in piccoli centri come Reggio Calabria, Imola, Città di Castello, fino a Rovereto, passando anche per la Libia (prima dell'arrivo di Gheddafi).
Un declino inesorabile, sopportato con gran dignità, ma con risvolti amari, specialmente nei confronti della sua vecchia società, del tutto dimentica di lui e della sua gloria passata.
A ricordarsi di lui ci pensò il Comune, offrendogli un impiego nel settore impianti sportivi, così da fargli vivere gli ultimi anni della sua vita, almeno, in tranquillità.
Morì nell'aprile del 1979 a soli 64 anni lasciando dolore e soprattutto rimorsi per tutti
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Commenti

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  • Roberto Bona il 2014-Dec-10 14:02:31 Roberto Bona disse

    Amedeo Biavati fu a Belluno, come giocatore-allenatore, nella stagione 1954-1955 di IV Serie. In quella formazione gialloblu militavano anche altri due ex calciatori di serie A: Luigi Cingolani e Bruno Quaresima

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