Museo di Pignaca

Angelo Badini - mediano - al Bologna dal 1913 al 1921

La prima ventata sudamericana portò a Bologna i fratelli Badini.
Erano quattro: Angelo, Emilio, Cesare ed Augusto detto Nene e provenivano da Rosario Santa Fé in Argentina. Di loro solo i primi due raggiunsero la celebrità, ma la loro fu breve gloria e sventurata.
La storia di Angelo fu addirittura tragica; Angiolino morì infatti nel febbraio del 1921, a soli 27 anni, a causa della setticemia. Bologna, della cui squadra Badini I° era divenuto l'anima ed il cuore, gli tributò onoranze funebri imponenti, alle quali parteciparono, oltre alle autorità cittadine, anche tutte le squadre avversarie in onore della riconosciuta e proverbiale lealtà sportiva del calciatore. Angelo Badini giocò nel Bologna a cavallo della prima grande guerra, dal 1913 al 1921. Fu considerato il "primo vero grande giocatore del Bologna", anche se non giocò mai in Nazionale al contrario del fratello Emilio.

Badini Non è possibile conoscere, con esattezza, il totale degli incontri disputati in rossoblu, ne tantomeno i gol segnati; all'epoca, molti giocatori, chiamati alla leva, giocavano sotto falso nome. Centromediano nella più classica versione "metodista" era il perno della squadra; una grande forza propulsiva che proveniva dalla riconosciuta capacità tecnica unita alla foga che il capitano metteva in campo a disposizione dei compagni di squadra.
Angiolino era molto socievole, colto (studente di belle arti - diplomato architetto) esemplarmente corretto e leale, in campo era un esuberante. Incitava, riprendeva, si prodigava, aveva insomma cuore e fiato da vendere.

I compagni lo sentivano come il loro fratello maggiore; tale era in effetti diventato, tenendo in piedi la squadra durante il tempo di guerra e poi facendo tanto proselitismo fra i giovani. Crebbe con lui la nidiata che avrebbe costituito l'ossatura del grande Bologna F.C. forgiato in seguito da Felsner. I Baldi, i Genovesi, i Pilati e i Della Valle furono tutti allievi dell'indimenticabile Angiolino, che li allenava su quel campo dello Sterlino che, giustamente, alla sua morte avrebbe preso il suo nome.

Si parla di un calcio pioneristico, dove i più esperti giocatori erano responsabili delle seconde e terze squadre giovanili; dove l'arbitro era fornito dalla società ospitante e dove le porte erano ancora sprovviste delle reti.
Badini era, appunto, un pioniere del calcio, considerato da lui una scuola di elevazione morale, una palestra di fierezza e lealtà, di coraggio, una mostra di intelligenza. Divenne famoso il suo "sveglia" indirizzato ai compagni in difficoltà nell'incontro di turno. Quel motto, quella carica, erano capaci di risollevare le sorti della partita, trasformando la squadra.

Giocò la sua ultima gara il 9 gennaio del 1921, prima di ammalarsi. Il giorno della vittoria sul Modena per 10 a 1 (06/02/21), ai molti non informati che chiedevano notizie sull'assenza del capitano, si rispondeva: "è indisposto, ma ormai è guarito"; la breve malattia appariva risolta e superata.

Dal suo letto Angiolino attese con ansia le trionfali notizie di quell'incontro che gli furono comunicate immediatamente. Fu una gran gioia per lui che vide concretizzarsi un sogno lungamente accarezzato: -quello di una clamorosa rivincita di fronte ai grandi rivali di un tempo, troppe volte dominatori nei confronti dei rossoblu. Il rimpianto di essere rimasto assente, nella giornata memorabile, era superato in lui dalla certezza di riprendere il suo posto in squadra, magari la domenica successiva.

Purtroppo la domenica successiva, un aggravamento della malattia si portò via la prima "bandiera" del Bologna F.C.
In seguito gli venne intitolato il Campo di Gioco "Allo Sterlino" che divenne "ANGELO BADINI".

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