Museo di Pignaca

Angelo Schiavio - Centravanti - al Bologna dal 1922 al 1938

Angiolino Schiavio, il più famoso e titolato giocatore del Bologna di tutti i tempi. Classe 1905, bolognese, centravanti. Cartoncino con autografo originale di Angiolino Schiavio.
Anzléin , è stato certamente il giocatore più importante di tutta la storia del Bologna F.C.

Bolognese purosangue, nasce nella città delle due torri il 10 maggio 1905, ultimo di sei fratelli figlio di Donna Teresa Stoppani e di Angelo, persone note in città perché titolari della ditta di abbigliamento omonima.

Insieme ad altri "monellucci" riuscì a procurarsi un pallone e cominciò a tirar calci rompendo scarpe e sopportando le sgridate dei familiari. Nel 1921 cominciò a lavorare nell’azienda paterna, fondata nel 1904, dedicando al calcio esclusivamente il tempo libero.

Siamo, appunto, nel 1921 e Schiavio gioca nella Fortitudo e partecipa al campionato di promozione, nel girone A , gruppo emiliano. La squadra, che gioca sul terreno di via Maggiore, si fa valere, contro squadre come l’Ostiglia, la Forti e Liberi di Forlì ed il Faenza e il giovane Schiavio comincia a segnare gol a ripetizione.

Finito quel campionato Angelo tornò alla massima società cittadina, iscritta al campionato di Prima Divisione nella Lega Nord; Il Bologna lo aveva avuto anni prima fra i suoi allievi, guidati da Badini.

A soli diciassette anni viene impiegato fra le riserve della prima squadra e messo a contatto con i vari Della Valle, Perin, Alberti, Baldi e Genovesi per fargli affinare il suo stile, a dire il vero, ancora acerbo. Il campioncino si fa notare spesso ed il tecnico Felsner decide di farlo debuttare in prima squadra: l’occasione capita alla vigilia d Natale del 1922 e l’avversario (prestigioso per l’epoca) è rappresentato dalla squadra austriaca del Wiener A.F.; la gara è amichevole e Schiavio ha l’occasione di farsi apprezzare dal pubblico dello Sterlino.

L’esordio in campionato è prossimo ed agevolato dall’infortunio occorso all’attaccante Alberti; il 14 gennaio del 1923 Schiavio scende in campo a Pisa, a fianco di Della Valle e compagni nella gara persa contro lo Spezia per 2-1. Angelo Schiavio non uscirà più dalla squadra e giocherà, sempre con i colori rossoblu, 342 partite accertate e 241 reti. In Nazionale collezionerà 21 presenze e 15 gol, compreso quello che regalerà il titolo di Campione del Mondo del 1934 all’Italia.

Vincitore di quattro scudetti (1925, 1929, 1936 e 1937), di due Coppe Europee (1932 e 1934) e del prestigioso Torneo dell’Esposizione a Parigi nel 1937.
Con la Nazionale fu Campione del Mondo nel 1934 ed Olimpionico nel 1928.

Centravanti, fortissimo con la palla al piede, pericolo numero uno per qualsiasi difesa; Giocatore eclettico per l’epoca, usciva dagli schemi fissi, cambiando gioco all’improvviso, con eleganza e straordinaria potenza. Grande dribbling, tecnica finissima, tiro micidiale.
Oltre che grande campione, Schiavio fu una persona serissima e amata anche fuori dal campo di calcio.

Segnò con una media di tre/quarti di gol a partita e ricordare i suoi gol più importanti è un’impresa difficile; ogni conquista, tuttavia, portò la sua firma.

Nel 1924 un suo gol pose fine alla storica imbattibilità casalinga della Pro Vercelli, che durava da 11 anni; nel 1925 nello spareggio contro il Genoa, giocato a Torino e che entrò nelle cronache per i violenti scontri fra le tifoserie, segnò il gol del pareggio; nel 1929, a Roma, nello spareggio contro il Torino che regalò il secondo titolo al Bologna, dopo aver seminato quattro avversari diede il pallone a "Teresina" Muzzioli che segnò il gol della vittoria; nel 1933 un gol assolutamente fantastico, segnato alla difesa della Juventus, con avversari seminati come birilli ( che applaudirono stupefatti ) e pallonetto finale sopra la testa di Combi.

Nel 1934 se ci fosse stata la possibilità delle sostituzioni Schiavio, lasciato in campo infortunato, non avrebbe potuto segnare il gol epico che diede all’Italia la finale contro la Cecoslovacchia nei mondiali disputati nel nostro Paese. Ecco l’azione che rappresentò per il campione rossoblu l’apice della sua carriera:
5° minuto dei supplementari, Schiavio relegato all’ala a causa di un infortunio abbastanza serio; Monzeglio (terzino del Bologna) rilancia per Meazza che, dopo aver fintato per Ferrari, cambia e allunga per l’oriundo Guaita accentrato, il quale dopo alcuni passi smista la sfera nella zona della mezzala destra dove Anzléin Schiavo decide di spendere le sue ultime energie. Due o tre piccoli passi prima di una bordata micidiale che batte il fortissimo portiere Planicka.
Le cronache raccontano che dopo il gol Schiavio cadde a terra semisvenuto.

Angelo Schiavio, come detto, continuò a giocare ed al contempo a seguire gli affari aziendali di famiglia; per lui non fu facile quindi mantenersi a certi livelli e più di una volta manifestò l’idea di ritirarsi dal mondo del calcio. A 32 anni, dopo aver vinto l’ultimo scudetto e vinto a Parigi, decise di abbandonare dopo aver fallito un gol facile, facile, contro la Lazio. Era il 17 ottobre del 1937.

Collaborò con il Bologna per lunghi anni diventandone dirigente e, come tale, apprezzato per essersi opposto alla cessione di Ezio Pascutti all’Inter a metà degli anni ’60.

Intervenne, con sdegno, sui giornali, dopo la retrocessione del Bologna in serie C; quella fu l’ultima, meravigliosa, azione del più grande giocatore di tutti i tempi che abbia vestito la maglia rossoblu.

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