Museo di Pignaca

Felice 'Gisto' Gasperi - terzino - al Bologna dal 1922 al 1938

Nato a Bologna il 26 dicembre 1903. Terzino.

Giocò con la maglia rossoblu per 17 stagioni, cioè sempre, nella sua vita, dal 1921/22 al 1937/38.

380 presenze (152 accertate prima del girone unico) totali e 4 reti realizzate; campione d'Italia nel 1925, 1929, 1936, 1937, vincitore della Coppa Europa nel 1932 e 1934, del Torneo dell'Esposizione di Parigi nel 1937, baluardo del Bologna "che tremare il mondo fa". Giocò anche 6 partite nella Nazionale esordendo il 15 aprile 1928, in Portogallo.

Purissimo prodotto bolognese, fedelissimo ai colori secondo la tradizione del tempo. Terzino d'ala, sicuro nelle azioni ed insuperabile in difesa. Formò coppia difensiva prima con Borgato, poi con Monzeglio e Fiorini attraverso diciassette anni pieni di successi e di soddisfazioni.

Secondo, per partecipazioni in maglia rossoblu, solo a Bulgarelli, ma con l'attenuante che durante gli anni precedenti al girone unico non tutte le presenze furono accertate.

Gisto, da ragazzo, giocava benino come mezzala e si meravigliò moltissimo il giorno che Felsner gli disse di schierarsi terzino; impulsivo come era chissà che avrà detto o fatto, ma sicuramente la scelta tattica regalò un simbolo al Bologna di sempre.

Felice Gasperi, detto Gisto, era un ruspante, uno che si affidava (in campo e fuori) più all'istinto, alla forza d'impeto, che alla ragione.

Un tipo alla "o la va o la spacca" dicevano di lui; gran mastino, lui entrava a catapulta e pam spazzava l'area, o l'attaccante avversario. Contribuì a questo mito anche il solito fazzoletto che Gisto metteva in fronte, fasciandosi la testa, più a ricordare un combattente al fronte che uno sportivo alla difesa dei propri colori.

Memorabili gli scontri con lo juventino Varglien II° , altro tipetto da raccomandare; i loro duelli non finivano quasi mai al novantesimo minuto, in quanto uno dei due raggiungeva (costretto dall'arbitro) prima gli spogliatoi. Di solito Gisto metteva i suoi piedi su quelli di Varglien II° , che si sapeva difendere eccome, per cui i loro duelli non risultarono mai ad armi impari.

Erano gli anni trenta, quelli dei 5 scudetti consecutivi della Juventus e del Bologna che faceva tremare il mondo.

Gasperi disputò solo 6 incontri in Nazionale, un po’ per il suo carattere focoso (non per niente lo chiamavano "tubo di gelatina") e soprattutto per la concorrenza di un certo Caligaris.

Felice Gasperi, considerato volante per il suo stacco di testa, era persona schietta, in campo e fuori, l'ideale giocatore difensivo in una squadra senza difetti. Schietto fino al punto di suggerire al suo allenatore, l'ungherese Weisz, di sostituirlo con il più giovane Pagotto, quando nel 1937 si accorse di essere giunto al capolinea della sua carriera agonistica.

Schietto fino al punto di tornare alle cronache, nel dopoguerra, per un tentativo di aggressione nei confronti di Gino Cappello, dopo una partita perduta con il Milan, partita giocata, a parere di Gisto, senza la necessaria forza "agonistica".

Schietto al punto di occuparsi di vino, che commerciò, dopo la conclusione della sua storia sportiva.

Carattere ribelle, conservato fino all'ultimo; ricoverato in una clinica di Città Sant'Angelo, vicino a Pescara, fu trovato morto in una stradina di campagna adiacente, accovacciato su se stesso.

Non volle finire la sua vita in un ospedale. Aveva 79 anni, molti vissuti nella gloria e molti altri nel dimenticatoio, anticamera (per lui e per tanti suoi compagni) della disperazione.
(foto archivio)

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