Museo di Pignaca

Giacomo Bulgarelli - Mezzala - al Bologna dal 1959 al 1975

Giacomo Bulgarelli, nato il 24 ottobre 1940 a Medicina, in carriera ha giocato solo con la maglia del Bologna, dal 1959 "Onorevole Giacomino, salute!!"
Gino Villani, mitico supertifoso del Bologna, accoglieva con questa frase, urlata al megafono, l'entrata in campo della squadra rossoblu, con in testa il suo capitano Giacomo Bulgarelli.
Il grido di battaglia partiva dalla torre di Maratona e rendeva omaggio all'ultima vera bandiera bolognese, ultimo figlio campionissimo del vivaio rossoblu.

Nato a Portonovo di Medicina il 24 ottobre 1940, nella sua intera carriera ha indossato sempre la maglia del Bologna, collezionando 392 presenze in serie A (record assoluto fra tutti i giocatori, nell'intera storia della squadra felsinea) realizzando 43 gol; ha indossato la maglia azzurra della Nazionale per 27 volte, marcando 7 reti complessive.

Centrocampista classico, definito il miglior "interno" del calcio nazionale del dopoguerra, intelligente in campo e fuori, dinamico e ordinato, vero uomo-squadra, non disdegnava di scendere a rete, traducendo in rete le sue giocate geometriche; vero faro del Bologna dal 1959 al 1975.
Diciasette stagioni sempre con la stessa maglia, con la quale ha vinto lo scudetto nella stagione 1963/64, due Coppe Italia (1970 e 1974), una Coppa di Lega Italo-Inglese (1970).

Con la Nazionale ha partecipato a due spedizioni mondiali, in Cile nel 1962 ed in Inghilterra nel 1966 dove il suo infortunio al ginocchio nella gara contro la Corea e la sua uscita dal campo contribuirono non poco all'eliminazione degli azzurri. Partecipò, ventenne, anche alle Olimpiadi di Roma.
Le sue ultime due stagioni calcistiche lo videro protagonista nell'insolito ruolo (per lui) di libero, davanti alla difesa, dove sostituì in maniera egregia Janich.

Il 19 aprile 1959 a soli 18 anni viene impiegato dall'allenatore Foni nella gara interna vinta contro il Vicenza per 1-0; in quella squadra giocavano ancora Pilmark, Vukas e Maschio che Giacomo sostituì proprio in occasione del suo esordio. Le qualità del giovane campione furono subito intuite e si capì che il ragazzo avrebbe fatto strada.
La stagione successiva fu il nuovo tecnico Allasio ad inserire, con maggior frequenza, Bulgarelli negli schemi del centrocampo rossoblu, in coppia con Romano Fogli altra fonte di luce per il gioco del Bologna.

La consacrazione definitiva, tuttavia, è tutta merito dell'intelligenza tattica di Fulvio Bernardini che arretrerà Giacomo al ruolo di interdittore affiancandogli Fogli dietro al fantasista Helmut Haller; un centrocampo unico ed irripetibile al servizio del Bologna che giocava "come solo in Paradiso.."
Nella sfortunata spedizione mondiale in Cile, l'unica consolazione è rappresentata dall'esordio di Giacomino nell'ultima gara contro la Svizzera; in quell'occasione Bulgarelli segnò due reti, fatto di per sé clamoroso per un debutto.

Nel 1962, il 14 ottobre, realizzò una delle 7 reti con le quali il Bologna batté il Modena; fu in quella gara che Bernardini pronunciò la famosa frase "Così si gioca solo in Paradiso"; Giacomo era l'angelo più importante di quella squadra celestiale.


Fu per Renato Dall'Ara un figlio prediletto ( lo chiamava "ragassòlo") e Giacomo, tre giorni dopo la morte del suo Presidentissimo, contribuì con una prova gagliarda alla conquista dello scudetto vincendo a Roma lo spareggio contro l'Inter.
Dall'Ara e Bulgarelli; non c'era bisogno di procuratori per firmare il contratto. Bulgarelli non aveva, anzi, bisogno di chiedere nulla e lui stesso del suo presidente ha ricordato: "Dall'Ara amava far fare anticamera nella sede di via Amendola; lunghe ore di attesa prima di poter incontrarlo. Poi parlava di tutto tranne che di ingaggio, salvo chiedere di firmare in bianco e poi di offrire di più di quanto sperato"

Negli anni successivi e fino alla fine della carriera rinunciò al passaggio ad altre squadre (il Milan in particolare lo voleva per affiancarlo a Rivera -vedi foto a lato-) diventando un simbolo e l'ultima vera bandiera per il Bologna.
Nel 1974, in occasione della finale di Coppa Italia contro il Palermo, fu fischiato un rigore (a dire il vero concesso generosamente all'esperienza di Bulgarelli) per un fallo al 90° minuto commesso ai danni di Giacomo. Fu questa furbata del capitano a regalare l'ultimo trofeo, vinto dal Bologna nella sua lunga storia.

Giocò l'ultima partita con il Bologna il 4 maggio 1975, contro l'Ascoli. La giocò, come detto, nel ruolo di libero e quella gara fu l'ultima a vedere in campo un protagonista dell'ultimo scudetto.
(Foto ufficiale)***************************************************************************************************************************

Giacomo Bulgarelli è scomparso il 12 febbraio 2009. Immenso in campo, simbolo della squadra, della città, amato trasversalmente da tutti gli appassionati di calcio.
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La mia dedica:

Da bambino ci sono cose che pensi siano infinite.
La prima delusione in tal senso la provai il primo lunedì sera in cui sul primo canale (all'epoca non c'era bisogno di aggiungere RAI e le reti non esistevano) non trasmisero il film con Gary Cooper; per me lunedì sera significava film di cowboys, non sopportai l'idea che qualcuno potesse avere avuto l'idea di trasmettere altro.
Il calcio mi conquistò con la maglia del Bologna, io la immaginavo rossoblù - ma la vedevo in bianconero. Anzi, in grigio chiaro e grigio più scuro.
Il Bologna era Negri, Furlanis, Pavinato e così via fino a Pascutti, vinse lo scudetto e pertanto era la squadra più forte, oltre che la più simpatica. Mi innamorai di quell'undici e all'epoca, avevo sei anni, non potevo immaginare che una squadra perfetta potesse modificarsi nel tempo.
Già l'anno successivo spesso chiedevo a mio babbo sul perchè venisse preferito Micelli a Pavinato, devo dire che le spiegazioni di mio padre non mi convinsero mai pienamente.
Chi legge può immaginare il mio sconcerto quando, negli anni successivi, vennero ceduti e/o sostituiti i vari Tumburus, Fogli, Nielsen, Haller e Negri.
Ovviamente a me veniva sottaciuta la verità della convenienza economica, degli infortuni, del logorio fisico, io venivo convinto che i vari Spalazzi, Clerici, Turra e Tentorio fossero più forti e venissero inseriti nella squadra (e nell'album Panini) al fine di rinforzarla.
Pian piano capii che la vita, il mondo, non si fermano e le cose passano, si concludono, hanno un fine.
Una grandissima delusione, a me rimanevano Paperino e i suoi nipotini che non crescevano mai, Capitan Miki e Bleck Macigno che vincevano sempre.
Loro e Giacomo Bulgarelli che vestiva sempre la maglia del Bologna, che
rappresentava il punto fermo di una formazione che prima o poi sarebbe ritornata grande, costruita attorno al suo capitano.
"Bulgarelli" non è un cognome come un altro, dici "Bulgarelli" e pensi "Bologna FC", anzi - pensi "grande Bologna", "Paradiso", "Scudetto", "Coppa Italia". Pensi a Bulgarelli e non ti viene in mente l'attuale stadio Dall'Ara, ti viene in mente il vecchio Comunale, con le sue pietre a vista all'esterno.
Guardo nella parete e c'è quella fotografia, anzi, quelle fotografie, di quel Bologna scudettato. Sempre schierati nello stesso modo, con Janich in alto a sinistra e Pavinato seduto in fondo a destra.
Quella squadra non muore, non morirà mai.
E Bulgarelli è sempre lì, fra Perani e Nielsen, con le sue mani nelle ginocchia dei due compagni.
Ecco, Bulgarelli "uomo" oggi se n'è andato, lo piange la sua famiglia soprattutto, lo piangiamo tutti noi che l'abbiamo visto mille volte, sentito commentare tante partite.
Ma il Bulgarelli "mito", il Bulgarelli figurina e calciatore, quello fra Perani e Nielsen, quello non ci lascerà mai, questa delusione non la dovremo mai sopportare.
E colui che ha riempito le mie giornate di bambino, di adolescente, facendomi sognare di diventare come lui, di indossare la sua maglia,
ecco - lui non mi abbandonerà mai.
Rimarrà forever alle mie pareti, ma soprattutto nei miei ricordi.
Mio capitano.
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