Museo di Pignaca

1919 vg - Un Saluto da Forlì - Torrione dell'Acquedotto

1919 vg - Un Saluto da Forlì - Torrione dell'Acquedotto

Alla discutibile potabilità delle acque che i forlivesi bevevano, fu attribuita gran parte delle epidemie che ciclicamente colpivano la popolazione urbana. Nonostante il territorio del Comune fosse attraversato da tre fiumi, il Ronco, il Rabbi ed il Montone e da due canali artificiali, quello di Ravaldino e quello di Schiavonia, la città non era rifornita di acqua pura.
Dall'esame dei casi di tifo, verificatisi nel 1891 e concentrati soprattutto in via Caterina Sforza, proprio lungo il corso del canale di Ravaldino, si poté risalire all'origine del1'epidemia, dovuta all'inquinamento di quel corso d'acqua, tanto che le autorità sanitarie chiesero al Municipio di chiudere il lavatoio.
Oltre al canale, I pozzi neri, inoltre, erano spesso vicini a quelli bianchi, per cui non di rado le acque potabili risultavano fortemente inquinate.
alla fine dell'ottocento Forlì deteneva, in ambito provinciale, il triste primato della più alta mortalità media annua determinata dal tifo. Fu proprio per questi motivi che il luogo che per molti anni era il piazzale della Rocca, chiamato il "luogo del supplizi", perché era proprio lì che si giustiziavano i condananti con ghigliottina e mannaia, fu scelto per costruirvi l'acquedotto municipale.
Grazie all'Avv. Cesare Sostegni, segretario capo del Municipio di Forlì, del Cav. Carlo Cesari, primo Direttore dell'officina municipale del GAS, si giunse alla determinazione nell'interesse della cittadinanza, di risolvere il problema dei rifornimenti d'acqua sana e potabile.
I progetti in tal senso ebbero successo e vennero iniziati, all'inizio del secolo, esperimenti con i Pozzi Norton nella frazione di Bussecchio in Via Fontanelle che venne individuata come la zona più adatta per reperire le risorse idriche necessarie alla città di Forlì.
Nel gennaio del 1904 iniziarono i lavori del primo acquedotto municipale che venne innalzato con materiali recuperati in seguito alla demolizione delle Mura della città, avvenuta in quegli anni. I lavori per la costruzione dell'acquedotto e per fare passare le condutture dell'acqua, lunghe circa 25 km, nei vari punti della città portarono uno sconvolgimento di tutto il piano stradale di Forlì.
Dopo un primo periodo in cui i forlivesi furono restii a comprendere l'importanza dell'opera, anche i più diffidenti dovettero ricredersi e tutti godettero della presenza di questo bene inestimabile, senza più problemi di faticosi rifornimenti e di scarsa igiene.
Pio Squadrani, direttore didattico ed epigrafista più importante del tempo, con spirito di parte, fece incidere questa lapide, sulla torre dell'acquedotto: "QUI DOVE PIOMBO STRANIERO E MANNAIA PAPALE ERAN MINISTRI DI MORTE I PARTITI POPOLARI REGGENDO LA COSA PUBBLICA DEMOLENDO LE MEDIOEVALI BARIERE DAZIARIE FECERO ERIGERE CON LE STESSE PIETRE QUESTO ACQUARIO PERCHÉ SUL LUOGO GIÀ DEL TERRORE DA PURA FONTE FLUISCA IN TUTTI I CITTADINI LA SALUTE E LA VITA. 1905".
Purtroppo nel 1944 i tedeschi in ritirata abbatterono la Torre comunale e il Torrione. L'acquedotto fu ricostruito successivamente, nel 1948, nello stesso punto, cioè nel parco della Rocca di Caterina Sforza e la sua struttura imita le severe linee architettoniche del maschio adiacente.
Il Torrione è tuttora in attività e fornito delle acque da Ridracoli, distribuisce l'acqua nei rioni attraverso una rete magliata.

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