Museo di Pignaca

soldati polacchi a Predappio nel 1944

Gruppo di soldati polacchi a Predappio nel ottobre del 1944.
Inviati in Italia all’inizio del 1944 (ma altri contingenti combatterono con gli Alleati in Africa e poi in Normandia), i soldati polacchi si erano coperti d’onore tanto da meritare il riconoscimento simbolico della ‘conquista’ di Predappio, il 24 ottobre 1944, nell’anniversario della Marcia su Roma. Nel 1939 Mussolini aveva salutato l’invasione nazista con un entusiastico «La Polonia è liquidata». Cinque anni dopo un ufficiale di Anders scrisse nel registro della visite della casa natale del Duce: «La Polonia non è liquidata!».


IN ROMAGNA i polacchi presero parte ai combattimenti più cruenti, pagando un duro tributo di sangue. Il loro apporto alla liberazione delle nostre terre fu fondamentale. E non sempre gli è stato riconosciuto nella giusta forma.

LE CERIMONIE di commiato del 15 novembre 1947 furono «brevi e sobrie», scrive il Giornale dell’Emilia. Nella chiesa di Santa Lucia venne officiata una funzione religiosa presieduta dal cappellano polacco Adalberto Rolek, alla presenza del vescovo di Forlì. Il legame tra l’Italia e la Polonia (evidenziato addirittura nelle strofe dei due inni nazionali) venne esaltato con la deposizione di una corona d’alloro alla lapide, sotto il portico del Municipio, che ricorda il sacrificio di Francesco Nullo, l’eroe forlivese caduto per la libertà della Polonia nel 1863. E per i polacchi, che si avviavano a tornare in un paese ormai sotto il tallone di ferro sovietico, non era certo secondario ricordare la lotta per l’indipendenza dalla Russia.

CONCLUDENDO le cerimonie con un breve discorso, il colonnello Piatkowski rese omaggio ai quattromila morti dell’Armata polacca in Italia. Il coro dei soldati del 2° Corpo che intonavano l’inno nazionale suggellò la solennità del momento. «Fuori la nebbia si scioglieva in una pioggerella fitta fitta — racconta il cronista del Giornale — E sembrava che facesse lustrare i volti anche agli ultimi ufficiali del 2° Corpo polacco immobili sull’attenti, al riparo del portico».

(cit. Emanuele Chesi - sito Ducelandia).

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