Museo di Pignaca

1902 vg - Un saluto da Forlì - Zuccherificio (animata con operai)

1902 vg - Un saluto da Forlì - Zuccherificio (animata con operai)

Lo zuccherificio di Forlì apparteneva alla Società Anonima Eridania e fu impiantato dal finanziere genovese Giovanni Battista Figari, con l'impiego di un capitale di £. 6.300.000. Questa industria segnò una profonda trasformazione anche nella realtà agricola locale; ne sconvolse le abitudini, creando inizialmente una certa diffidenza nei coltivatori. Però riuscì a convertire parte della produzione agricola alla bieticoltura, coinvolgendo i coloni e modificando equilibri che da lungo tempo dominavano la gestione della campagna.
La fabbrica di Forlì si giovò inizialmente di macchinari tedeschi, importati dalla Hallesche Maschinenfabrik: inoltre tutto il personale tecnico e direttivo era composto da tedeschi. Tuttavia, già nel 1902 la direzione dello stabilimento fu affidata al Cav. Romolo Rossini, che sostituì tutto il personale tedesco con altrettanto forlivese e potenziò la capacità produttiva aggiungendo nuove attrezzature. Nel 1902 lo zuccherificio di Forlì, durante la campagna, lavorava quotidianamente 6.000 q.li di barbabietole, producendo così annualmente 38.000 q.li di zucchero: con tali quantitative lo stabilimento era ai primi posti a livello nazionale.
In quegli stessi anni fu avviata una vasta campagna pubblicitaria e informativa, indirizzata a coloni e contadini, finalizzata alla loro sensibilizzazione, in modo tale da coinvolgerli in una sempre crescente attività di conversione produttiva. Lo scopo di questa ampia propaganda era quello di assicurare allo stabilimento saccarifero forlivese un quantitative di bietole sufficiente a supportare l'investimento della fabbrica. Era infatti di fondamentale importanza una grossa disponibilità di materie prime, per poter sostenere l'attività produttiva.
La Società Anonima Eridania, per stimolare la produzione agricola di barbabietole da zucchero, organizzò anche un concorso a premi, sulla base del quale venivano premiate la qualità della coltura e l'organizzazione della rotazione quinquennale delle colture stesse.
I coltivatori risposero positivamente a questa attività pubblicitaria e propagandistica e allargarono la coltivazione di barbabietole, tanto che la fabbrica fu costretta ad ampliare i suoi stabilimenti e ad aumentare ulteriormente i suoi macchinari, sostituendo quelli più vecchi con altri più moderni e tecnicamente più avanzati, fomiti dalla Britfeld Dankel di Praga, per una spesa di oltre 2.000.000 lire.
Con una simile struttura produttiva la fabbrica forlivese era in grado di lavorare 11.500 q.li di barbabietole al giorno. Grazie a queste innovazioni la quantità giornaliera di barbabietole lavorata passò, nel 1906, da 6.000 a 8.000 q.li e, nel 1911, a 11.000 q.li, con una produzione annua di zucchero di circa 70.000 q.1i.
Nel 1913 la produzione nazionale di zucchero fu decisamente molto alta e di conseguenza la società Eridania decise di fermare alcuni stabilimenti, per un periodo determinate e in via provvisoria. Tra questi furono prescelti, quali stabilimenti da bloccare temporaneamente, quello di Forlì e quello di Codigoro. Per tutto l'anno seguente la fabbrica forlivese rimase ferma e la situazione venne aggravate dallo scoppio della I Guerra Mondiale che assegnò all'Eridania il compito di provvedere agli approvvigionamenti militari, offrendo il proprio prodotto ad un prezzo ridotto.
Durante tutto il periodo della I Guerra Mondiale la fabbrica continuò però regolarmente la propria produzione, non subendo alcun danno. Subito dopo la fine del conflitto l'Eridania avviò una dinamica attività di espansione del proprio stabilimento e di ammodernamento ulteriore dei propri impianti. Potenziò cosi la produttività della fabbrica, tanto da portare la lavorazione delta materia prima a 12.000 q.li giornalieri. In quegli anni vennero modificate anche la direzione amministrativa e quella tecnica, la prima andò al Rag. Giovanni Floreale e la seconda al Dott. Cesare Crivellucci.
La fabbrica arrivò ad occupare una superficie di 66.700 m2, di cui 10.700 coperti da fabbricati. I1 terreno scoperto era in gran parte occupato da 3 vasche di decantazione, aventi una capacità complessiva di 40.000 m2, utilizzate per raccogliere l'acqua che veniva sollevata dal canale di Ravaldino per mezzo di due centrifughe.
Per la campagna saccarifera del 1924 gli agricoltori forlivesi destinarono alla coltivazione di barbabietole ben 2.900 ettari di terreno, consegnando allo stabilimento 1.030.000 q.li di materia prima, per la quale ottennero un corrispettivo di circa 17.000.000 di lire. Utilizzando questi ingenti quantitativi di barbabietola, lo zuccherificio riuscì a produrre 120.000 q.li di zucchero, impiegando un massimo di 1.010 persone.
Nonostante il forte dazio protettivo che assicurava alla produzione di zucchero italiana il mercato interno, gli anni 1927-28 furono anni di grande crisi, alla quale I'azienda reagì, sia affittando e gestendo direttamente appezzamenti di terreno (al fine di contenere le spese e conseguentemente anche i prezzi del prodotto finito), sia riducendo ulteriormente l'attività. Nel corso del 1928 vennero prodotti circa 10.000 q.li di zucchero. Gli operai impiegati in questo periodo furono circa 120, mentre arrivarono a 500 quelli assunti durante i mesi delta campagna, dalla fine di luglio fino a novembre.
Lo sviluppo del settore bieticolo-saccarifero nella seconda meta degli anni '30 parte integrante delta politica autarchica condotta dal Fascismo, che tendeva a perseguire la completa autosufficienza economica del paese. L'interesse del Governo nei confronti del settore era inoltre motivato dal pesantissimo carico fiscale che gravava sullo zucchero di produzione nazionale, che incideva per 11 57% sul prezzo al consumo.
Il gettito totale dell'accisa sullo zucchero rappresentava nel 1929 la seconda voce attiva del bilancio statale (1 miliardo e 200 milioni), superata solo dall'imposta sulla ricchezza mobile. L'imposta di fabbricazione contribuiva pertanto in modo determinante ad innalzare il prezzo dello zucchero sul mercato interno e, di conseguenza, a deprimere il livello dei consumi che, pari a 7-8 kg pro-capite, erano fra i più bassi d'Europa. Lo zucchero estero, quotato a prezzi inferiori, veniva poi gravato da dazi talmente alti da annullare la differenza di prezzo. Alla fine degli anni '30 I'Eridania, con le sue controllate, gestisce in complesso 28 fabbriche, con un capitale sociale di 258 milioni, in grado di produrre circa il 60% e il 50% dello zucchero e dell'alcool nazionali.
Secondo, per volume di produzione e per dimensioni degli impianti, era l'insieme di zuccherifici che facevano capo alla "Società Italiana per l'industria degli zuccheri", con sede a Genova e presieduta da Rocco Piaggio. Essa produceva il 20% dello zucchero e il 10% dell'alcool nazionali. Terzo in ordine di importanza era il gruppo delle fabbriche saccarifere di proprietà dell'imprenditore Ilario Montesi, che era in grado di produrre il 10% dello zucchero e il 20% dell'alcool italiani.
Tutte le società saccarifere prendevano inoltre parte al "Consorzio nazionale produttori zucchero", denominazione assunta nel marzo del 1925 dall'Unione Zuccheri, l'organizzazione di cartello formata nel 1904.
Negli anni '30 l'attività produttiva dell'Eridania seguì un percorso regolare fino alla II Guerra Mondiale, quando lo stabilimento di Forlì subì ingenti danni. Ma già a partire dal 1946 la fabbrica si riprese completamente e riattivò la produzione a pieno ritmo.
Questo positivo andamento accompagnò l'Azienda per tutti gli anni '50, fino alla fine degli anni '60, quando venne costituito il Mercato Comune dello zucchero, che comportò riassetti aziendali di notevole rilevanza.
L'Eridania finì così per trovarsi in una posizione di inferiorità rispetto agli altri produttori europei, sia per la minore qualità delle bietole italiane, sia per la minore durata temporale delle campagne. Per fare fronte a queste difficoltà fu predisposto un piano di ristrutturazione, che prevedeva la chiusura di stabilimenti improduttivi e tecnologicamente superati, la costruzione di nuovi al loro posto e il potenziamento di altri.
Numerosi furono i licenziamenti, che generarono forte risentimento fra i lavoratori stessi. Questi rivendicarono duramente il loro diritto a percepire salari adeguati ed alla sicurezza del posto di lavoro. Queste rivendicazioni sfociarono inevitabilmente in una serie di scioperi e occupazioni che comportarono pesanti rallentamenti produttivi e in enti perdite, tanto che, nel 1970, l'Eridania si vide costretta a vendere lo stabilimento al Gruppo Maraldi di Cesena, già ben inserito all'interno del settore saccarifero nazionale.
La crisi che però travolse successivamente la società acquirente, portò inevitabilmente alla chiusura della gloriosa fabbrica forlivese. Da quel momento lo stabilimento venne utilizzato solo come deposito.
Nel 1989 un rovinoso incendio distrusse tre capannoni adibiti a deposito di zucchero, ma non intaccò il corpo centrale della struttura. Le indagini relative all'incendio non ne accertarono mai le cause in modo chiaro.

(BIBLIOGRAFIA:
Archivio di Stato di Forlì (A.S.F.), Zuccherificio ex Eridania, Tesina, 1992/93.
Relazione sull'andamento economico della Provincia biennio 1927-28, C.C.I.A.A. Forlì, Forlì 1929;
M.E. Bianchi Tonizzi, L'industria saccarifera dall'autarchia all'integrazione curopea;
E. Caruso, Forlì. Città e cittadini tra Ottocento e Novecento, Edizioni del Girasole, Forlì 1992;
AA.VV., Storia di Forlì. L'età contemporanea, ed. da Cassa dei Risparmi di Forlì, Forlì 1992)

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