Museo di Pignaca

STUFE BECCHI - Forlì (cane che si riscalda accanto alla stufa)

STUFE BECCHI - Forlì (cane che si riscalda accanto alla stufa)

Altra industria che portò grandi benefici al territorio fu la Becchi, che produceva stufe in cotto.
Questa azienda venne costituita nel 1858 da Pietro Becchi, anche se, in realtà, già nel1850 lo stesso Pietro e suo padre Valerio avevano avviato l'attività produttiva.
I primi esemplari di stufe in cotto, di marchio "Becchi", furono costruiti utilizzando argilla mista a sabbia quarzosa, in modo tale da rendere l'impasto meno sensibile all'aria e da proteggere il blocco da eventuali crepe. Nel primo anno di attività vennero fabbricate circa venti stufe.
Negli anni seguenti Pietro Becchi lavorò alacremente nell'intento di perfezionare il proprio prodotto e rivolse le sue principali attenzioni alla composizione della materia prima, allo scopo di ottenere un impasto omogeneo, poroso, nonché leggero e congegnato in modo tale da resistere ai repentini sbalzi di temperatura.
Fu da questi studi che nacque la stufa monolitica in cotto d'argilla, che andava a sostituire il precedente modello costruito con mattoni refrattari. Nel 1866 i due artigiani, con l'ausilio di 4 operai, erano già in grado di produrre circa 120 stufe all'anno. La geniale inventiva di Pietro Becchi rese Forlì uno dei centri più importanti e rinomati, a livello europeo, nella produzione di stufe in cotto, per oltre mezzo secolo. Lo sviluppo di questa attività, organizzata ancora in modo artigianale, fu lento ma continuo.
Progressivamente, ai primi prototipi, semplici e privi di abbellimenti, se ne affiancarono altri decorati. Già intorno al 1870 l'azienda comincio ad assumere una dimensione regionale, dimensione che oltrepasso i confini nazionali quando venne creata la stufa a "cassettoni", chiamata poi "stufa a ripiani". Numerosissimi furono i mercati conquistati, quali ad esempio il Sudamerica e tutto il bacino del Mediterraneo. Negli anni tra il 1900 e il 1910 l'azienda vinse ben 15 medaglie d'oro e altre importanti onorificenze alle esposizioni di Londra, Parigi, Lione, Marsiglia, Bordeaux, Roma, Perugia, Foligno e altre.
Parallelamente a questo dinamico sviluppo tecnico vi fu un consistente sviluppo commerciale, tanto che la produzione venne progressivamente incrementata raggiungendo, nel 1906, le 1.500 stufe. In quello stesso anno morì Pietro Becchi e l'unica figlia Norina, per salvare le sorti dell'azienda, ne affidò la conduzione al noto industriale forlivese Ettore Benini, che se ne occupò fino al 1919, anno in cui la fabbrica ritornò ad essere guidata dalla famiglia Becchi.Venne rilevata infatti dai nipoti Pietro e Giuseppe Mattioli Carpi che la battezzarono "Ditta Eredi di Pietro Becchi".
Questi, malgrado le difficoltà di quegli anni, riuscirono ad allargare la produzione, tanto che tra il 1935 e il 1939 le stufe fabbricate passarono da 10.000 a 20.000 unità.
Questo forte sviluppo ebbe ripercussioni anche sul livello degli addetti, che superarono le 200 unità.
In quegli anni la fabbrica rinnovò i propri macchinari, attrezzandosi con impianti moderni e perfezionati, per riuscire a soddisfare le nuove esigenze del mercato, che cominciava a domandare le famose cucine economiche a legna e a carbone in lamiera stampata. Questo cambiamento di rotta fu imposto dalla diffusione, all'inizio degli anni '30, dei moderni impianti di riscaldamento centrale che ponevano seri problemi ad una azienda dedita esclusivamente alla fabbricazione di stufe.
Questo nuovo ramo produttivo costituì per due decenni il perno dell'attività aziendale e dalle 1.000 cucine, fabbricate nel 1930, si arrivò nel 1932 all'imponente cifra di 8.000..
In seguito i fratelli Mattioli Carpi iniziarono a diversificare la produzione, in modo tale da rispondere alle sempre diverse e crescenti esigenze delle famiglie italiane. Venne addirittura realizzato, internamente alla fabbrica, un ufficio progetti, nel quale tecnici ed ingegneri studiavano per realizzare oggetti dalle forme fantasiose. Lo stabilimento era giunto ad occupare, intorno al 1932-33, una superficie di circa 14.000 m2. Gli addetti erano saliti a circa 300 e a favore di questi l'azienda allestì refettori, un moderno gabinetto medico, una palestra, un dopolavoro e una mutua, sovvenzionata dalla Becchi stessa.
Nella seconda metà degli anni '30 la ditta si consolidò ulteriormente, grazie alle commesse belliche. Nel 1935 la produzione di cucine economiche ammontava a 24.000, con un impegno di 600 ton. di lamiere. Gli occupati salirono a oltre 600 e, nei mesi seguenti, si registrarono ulteriori incrementi. La domanda sembrava in aumento, ma a fronte di tutti questi aspetti positivi si verificò, già a partire dal 1938, un progressivo contingentamento, per usi civili, dei materiali ferrosi; prima il ferro e poi il rame.
La Becchi risentì fortemente della scarsità di queste materie prime e quasi immediatamente si buttò sul mercato parallelo. Iniziò a fare incetta di lamiere, non a fini speculativi, ma solamente perché questo era un materiale fondamentale nella produzione di cucine economiche.
Nonostante il calo produttivo, i livelli quantitativi di lamiera e altre materie assegnate dalle autorità centrali alla Becchi denotano il trattamento di favore garantito all'azienda in quegli anni. Infatti nei primi mesi del 1938 ottenne il 24% delle merci richieste, a fronte del 10% di accoglimento ordinario su scale nazionale e nel 1939 questa percentuale del 24% salì ulteriormente fino a raggiungere il 45%. Nonostante questo trattamento privilegiato il consumo totale di materiale ferroso passò da 9.000 q.li nel 1935 a 3.915 nel 1940. Così pure registrarono un calo massiccio gli addetti, che scesero a 250 unità.
Ulteriori difficoltà colpirono l'azienda nell'aprile del 1941, quando un decreto impose l'impiego di materiale da riutilizzo per la fabbricazione delle cucine economiche. Seguirono costanti perdite, tamponate dalle direttive autarchiche che rivalutarono, nel campo del riscaldamento, la produzione di stufe in cotto. Grazie a questa manovra i bilanci chiusero, durante gli anni del secondo conflitto mondiale, con utili: ad esempio il bilancio chiuso al 29 febbraio 1944 registra un utile di £.384.034,25.3" Come diretta conseguenza di ciò migliorò anche la situazione occupazionale, tanto che alla fine del 1941 risultavano impegnate 721 persone, il 40% delle quali era rappresentato da donne, apprendisti e minorenni.
Il 12 gennaio 1940 1'azienda diventò una Società per Azioni, con la ragione sociale "Società per Azioni Becchi" e ne fu fissata la durata fino al 1960. Venne sottoscritto e versato un capitale di £. 3.000.000., costituito da 300 azioni nominative da £. 10.000 cadauna, in mano a due soli azionisti: Giuseppe Mattioli Carpi, allora Presidente del Consiglio di Amministrazione e Pietro Mattioli Carpi, Consigliere Delegato. La sede venne fissata a Forlì e si dichiarò che l'oggetto dell'attività sociale era costituito dalla costruzione e commercio di stufe in cotto, di cucine economiche per famiglie e comunità, oltre che di stufe in lamiera e ghisa, cucine a gas e articoli affini
Nel gennaio del 1946, a seguito di verbale assembleare, venne deliberato che la Società potesse essere gestita anche da un Amministratore Unico; venne altresì stabilito che fino al 28 febbraio 1948 fosse gestita da Giuseppe Mattioli Carpi, in qualità di Amministratore Unico. Dopo tale data l'amministrazione passò ad un Consiglio di cinque membri, in carica per un triennio. Nel 1956 il capitale sociale ammontava a £. 99.000.000 e 1'attività produttiva si era diversificata ulteriormente, arrivando a coprire anche la fabbricazione di frigoriferi, scaldabagni a gas elettrici e lavatrici.
Il carattere sempre più nazionale dell'azienda cominciava a farsi sentire, ne sono prove l'istituzione nel marzo 1960, di una succursale a Milano e l'apertura di un magazzino deposito e smistamento merci a Torino, nonché il mandato di commissionaria con deposito per la vendita di articoli nel territorio della Campania alla Ditta "RAINCON", Rappresentanze Industriali Commerciali, di Napoli e alla ditta "RA.EL" per la vendita di articoli di normale produzione per le zone del Lazio e dell'Umbria.
Nonostante questo fiorente sviluppo e le buone prospettive, i Mattioli Carpi non riuscirono a gestire fino in fondo il grande rinnovamento che stava attraversando l'Italia alle soglie del boom economico e tra il 1960 e il 1961 entrambi si ritirarono dalla scene e subentrarono tre nuovi proprietari: Giulio Tamaro, in qualità di Presidente, Felice Riva, come Vicepresidente e Bino Cicogna, nelle vesti di Consigliere Delegato. Nel 1963 fu raggiunta una produzione di 25.000 cucine a legna e 55.000 cucine a gas e venne inoltre impostata la produzione di caldaie a gas per il riscaldamento centralizzato. Nello stesso anno furono avviati i lavori per la costruzione del nuovo stabilimento a Villanova di Forlì (ultimato nel 1965) su di un'area di 150.000 m2. Sempre nel 1963 la sede regale della società venne trasferita da Forlì a Milano. L'anno seguente venne avviata la produzione di elettrodomestici con marca "ELECTA" (cucine e fornelli a gas, caloriferi a kerosene, stufe a gas, stufe a fuoco continuo, cucine economiche, frigoriferi e lavabiancheria).
Fu istituita poi una sede secondaria a Forlì, presso la direzione amministrativa della società e fu nominato rappresentante stabile di questa sede secondaria il Presidente del Consiglio di Amministrazione, Giulio Tamaro, al quale furono attribuiti tutti i più ampi poteri. Nel 1965 venne deliberato un aumento del capitale sociale, che passò da £. 495.000.000 a £. 891.000.000, mediante 1'emissione alla pari di 1.200 nuove azioni nominali di £. 330.000 cadauna a pagamento e godimento regolare. Tre anni dopo la sede regale della società fu trasferita da Milano nuovamente a Forlì e alcuni mesi dopo da Forlì a Pordenone. In quello stesso anno ebbero inizio la produzione e la vendita di apparecchi televisivi.
Nel 1968 il capitale sociale era salito a £. 1.300.000.000 e la durata venne prolungata fino al 28 febbraio del 2000. Il 1° gennaio 1969 1'attività dello stabilimento fu sospesa in seguito ad affitto del complesso aziendale al "Gruppo Industriale Elettrodomestici S.p.A. di Pordenone". In seguito poi all'incorporazione del "Gruppo Industriale Elettrodomestici S.p.A." nella "Industrie A. Zanussi S.p.A.", il complesso aziendale venne affittato alla "Zanussi" stessa a partire dal primo gennaio 1970.
Infine il 31 luglio del 1971 la Società denunciò la cessazione di ogni attività, in seguito alla fusione per incorporazione della Società per Azioni Becchi nelle Industrie A.Zanussi S.p.A. le quali, a loro volta, furono poi rilevate, nel 1984, dal Gruppo Electrolux, facente capo alla famiglia svedese Vallemberg.
Il 12 dicembre 1968, con un atto di fusione per incorporazione a rogito del Notaio Anselmo Faticanti, la Società per azioni Becchi, la Società per azioni "Nuova Becchi" e la Società per azioni "Smalteria Romagnola" si dichiararono fuse mediante incorporazione delle ultime due nella S.p.A. Becchi.
(BIBLIOGRAFIA:
Archivio C.C.I.A.A. Forlì, Busta "Becchi".
Monografia industriale di Forlì, ed. a cura del Municipio di Forlì, La Poligrafica Romagnola, Forlì 1926, p.22;
La Lettera della qualità della Zanussi Elettrodomestici S.p.A., Forlì 1927
P.P.D'Attorre, Le fabbriche del Duce. L'industria forlivese tra le due guerre, in "Memoria e Ricerca", 1993, p.35.
E. Caruso, Forlì. Città e cittadini tra Ottocento e Novecento, Edizioni del Girasole, Forlì 1992;
Divisione cottura. Una favola moderna, in "La lettera di Forlì", 1993. )

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